In sempre più paesi si è acceso il dibattito sulla necessità di avere accesso ai messaggi dei privati scambiati su social e chat. Questo scatena naturalmente un conflitto tra i diritti di privacy dei cittadini (e anche l’interesse dei gestori delle grandi piattaforme web a proteggere i dati e i messaggi dei propri utenti) e le esigenze di sicurezza e intelligenze delle forze dell’ordine. Un primo passo si vedrà a breve con l’accordo (che dovrebbe essere siglato a Novembre di quest’anno) tra Stati Uniti e Regno Unito: in caso di gravi reati (come terrorismo e pedofilia), la polizia inglese avrà accesso ai messaggi criptati e le informazione degli utenti indagati. Ricordiamo che negli Stati Uniti risiedono le più usate piattaforme social come Facebook e WhatsApp. Potrà questo accordo essere il primo di una lunga serie?
Il metodo di codifica dei messaggi che vengono scambiati sulle piattaforme web si basa sulla crittografia «end to end», che consente la segretezza delle comunicazioni private. Un metodo che già in passato è stato accusato di avvantaggiare i criminali e in molti hanno chiesto alle società proprietarie di questi social di sviluppare delle “backdoor” o porte di servizio che consentano di accedere alle piattaforme di messaggistica. Mark Zuckerberg, fondatore e proprietario di Fecebook e WhatsApp si è dichiarato in una nota di essere contrario in quanto “…. le backdoor, minerebbero la privacy e la sicurezza dei nostri utenti ovunque. Le politiche governative come il Cloud Act consentono alle aziende di fornire informazioni disponibili quando riceviamo richieste legali valide e non richiedono alle aziende di costruire backdoor”.
Ci sono casi celebri di aziende che si sono rifiutate di dare accesso ai dati dei propri utenti:
· Nel 2016 Apple ha rifiutato all’Fbi l’accesso all’iPhone di uno dei killer di San Bernardino, in California - attentato in cui rimasero uccise 14 persone – in quanto avrebbe creato un pericoloso precedente legale. I federali si sono rivolti agli hacker di un’azienda di sicurezza israeliana per sbloccare il telefono.
· Nel 2018 la Russia ha bloccato nel paese Telegram, dopo che l’App di messaggistica si è rifiutata di dare le chiavi per decriptare i messaggi dei suoi utenti. Il fondatore della piattaforma Pavel Durov aveva dichiarato che «la privacy non è in vendita e i diritti umani non devono essere compromessi dalla paura o dall’avidità»,
Le incertezze e le domande sulla sicurezza dei propri messaggi sono comuni tra gli utenti soprattutto visto le costanti segnalazioni di falle sulle varie App e oggi gli utenti usano sempre di più App alterantive a WhatsApp come Signal o Telegram che permettono di impostare un timer per i messaggi in modo che si cancellino tutti automaticamente. Oppure Threema, che offre la possibilità di funzionare senza fornire numero di telefono, indirizzo email o altro dato personale.Inizia a scrivere qui...